Fare rete per avvicinare l'archeologia ai cittadini: un bilancio del progetto "Le vie della valorizzazione"

La giornata di studi Archeologia e comunità. Una stratigtrafia di relazioni il 20 dicembre scorso ha concluso il progetto dell’Università IULM Le vie della valorizzazione in Lombardia. Percorsi e sperimentazioni per la diffusione dell’archeologia pubblica nei siti lombardi. L’incontro, organizzato congiuntamente dall’Università IULM, dal Segretariato Regionale per la Lombardia del MiBACT e dalla Regione Lombardia, è stato un appuntamento di grande importanza per discutere temi centrali dell’archeologia pubblica: dalla comunicazione all’impatto sul territorio, per arrivare al ruolo dell’archeologia nei centri urbani e al rapporto con le comunità locali, il turismo e lo sviluppo sostenibile.

Nelle relazioni generali della prima sessione (a Palazzo Litta, nella sede del Segretariato) e durante le discussioni dei tavoli tematici (nel pomeriggio all’Università IULM) sono stati messi in luce non solo i numerosi esempi positivi –  alcuni all’avanguardia nel panorama italiano e internazionale -, ma anche le criticità e i problemi che ancora non consentono di avere un sistema strutturato e organico di valorizzazione e gestione delle aree archeologiche e dei musei che ne raccolgono i ritrovamenti.

In apertura dei lavori è stato Luca Peyronel, direttore del laboratorio Archeoframe, a illustrare i risultati del progetto, che a livello organizzativo è stato coordinato da Sara Ferrari e Claudia Fredella. Quattro mesi di visite sul campo e schedatura di oltre cento siti, a partire da quelli interessati dai progetti di valorizzazione sostenuti dalla Regione Lombardia negli ultimi dieci anni: trentasette di epoca preistorica, trentasei romani e trenta medioevali, alcuni dei quali raccontati anche su questo blog, che costituiscono la costellazione di punti scelta fin dall’inizio come simbolo dell’iniziativa.

Peyronel ha spiegato al pubblico il lavoro degli archeologi impegnati nella schedatura: Anna BernardoniSelene Busnelli, Lorena Cannizzaro e Tommaso Quirino hanno valutato e classificato diversi elementi dei siti presi in considerazione: pannellistica, percorsi di visita o naturalistici proposti ai fruitori, strutture per agevolare la visita alle persone con difficoltà motorie, apparati multimediali, attività didattiche. Un ulteriore aspetto analizzato è stato il rapporto tra le aree archeologiche, le altre risorse territoriali e le comunità locali: questione di particolare rilievo quando si parla di archeologia pubblica. Alla schedatura si sono affiancate poi una campagna di comunicazione social curata da Daniele Lettig, e la preparazione di un archivio geo-referenziato con la progettazione di itinerari tematici da parte di Daniele Bursich.

Gli interventi successivi – tenuti dal Segretario del MiBACT per la Lombardia Marco Edoardo Minoja, da Chiara Bonacchi dell’University College di Londra, da Stefano Campana dell’Università degli Studi di Siena e da Luigi Malnati, Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara – sono serviti invece a introdurre i temi al centro della discussione: Archeologia e comunicazioneArcheologia e cittàArcheologia e paesaggio e Archeologia e sviluppo sostenibile.

Nei panel della seconda sessione, i partecipanti – coordinati da uno speaker e da un discussant (Cinzia Dal Maso, Marta Ragozzino,Francesco Radino, Angela Maria Ferroni, Francesca Morandini, Lisa Parola, Stefano Gorni Silvestrini e Barbara Setti) che avevano l’incarico di instradare la discussione – hanno confrontato esperienze, riflessioni, dubbi, ipotesi di lavoro per il futuro: dibattiti lunghi e appassionati, che sono confluiti infine nella sessione plenaria che ha concluso la giornata. E che tracciandone un bilancio si è soffermata sulle principali questioni emerse:

  • la necessità, per i musei e siti archeologici lombardi, di mettersi in rete, rafforzando le collaborazioni esistenti e cercando di far conoscere sempre di più anche realtà minori, ma non per questo prive d’importanza e attrattività storico-culturale;
  • l’esigenza di attuare strategie di comunicazione integrate e coordinate, che coinvolgano più siti mettendoli in relazione tra loro e con la cittadinanza;
  • la necessità di attuare iniziative che favoriscano la partecipazione attiva, per avvicinare la popolazione all’archeologia e alla valorizzazione del patrimonio storico-archeologico, rendondola protagonista di un un percorso condiviso: un’attività da portare avanti collaborando con le scuole e con le comunità locali, e coinvolgendo non solo gli studenti ma tutti i cittadini.
La giornata di studi si è dunque rivelata un momento di confronto utile a ribadire che “l’archeologia non è separata dal mondo”, come ha detto Monica Abbiati, Responsabile dell’Unità Operativa Valorizzazione di siti UNESCO di Regione Lombardia. Ma anche a ricordare che per avvicinare l’archeologia ai cittadini il lavoro da fare è ancora molto, e non può prescindere dalla collaborazione tra tutti gli attori coinvolti, sia pubblici che privati.