Al Lucone di Polpenazze l'archeologia è davvero pubblica

A poca distanza dalle bellezze paesaggistiche di Salò e Gardone Riviera, è un altro il genere di fascino che possiamo trovare nel piccolo comune di Polpenazze del Garda: quello di un passato antichissimo, riemerso dallo scavo archeologico del Lucone, che dal 2011 fa parte  del patrimonio mondiale dell’umanità dell’Unesco, assieme ad un altro centinaio di siti palafitticoli diffusi in tutte le Alpi.

Il Lucone è uno dei bacini meglio conservati tra quelli che caratterizzano l’anfiteatro morenico del lago di Garda (cioè le colline formatesi in seguito al ritiro del ghiacciaio che nell’antichità ricopriva l’area): in parole semplici, un’ampia conca – ora prosciugata – che in epoca preistorica era un lago sul quale sorgevano degli insediamenti su palafitte.

Già nota nell’Ottocento, quest’area archeologica fu riscoperta negli anni Sessanta: da allora ha iniziato ad occuparsene il Gruppo Grotte Gavardo, un’associazione fondata nel 1954 e da sempre impegnata nella ricerca, tutela, valorizzazione e divulgazione della storia e dell’archeologia della Valle Sabbia e dell’area del Garda occidentale. Tra il 1965 e il 1971 il gruppo condusse, con l’avallo della Soprintendenza, le prime cinque campagne di scavo, che permisero di portare alla luce gran parte dell’abitato e una enorme mole di reperti. I resti – vasellame, boccali, gioielli, ma anche numerose tavolette enigmatiche e una piroga – hanno permesso di datare la frequentazione del sito tra il 2200 e il 1300 avanti Cristo.

Tutti i reperti che sono stati ritrovati nell’area oggi fanno parte della collezione del Mavs, il Museo Archeologico della Valle Sabbia, ospitato dal 1988 in uno stupendo palazzo nel centro del vicino paese di Gavardo: ed è proprio il museo, su concessione della Soprintendenza, a dirigere le campagne di scavo che si svolgono ogni estate.  

Gli scavi sono condotti da archeologi professionisti e volontari che contribuiscono assieme ai lavori in base alle proprie competenze, esperienze e capacità: studenti di archeologia italiani e stranieri, allievi delle scuole superiori, membri del Gruppo Grotte. Un modello che coinvolge in maniera continua i cittadini e la comunità locale, e che rende il Lucone uno dei migliori esempi di archeologia pubblica di tutta la Lombardia.

Le campagne si svolgono lungo l’intera stagione estiva, durante la quale lo scavo è aperto al pubblico e vengono organizzate visite guidate per le persone con disabilità psichiche o motorie e per gli allievi delle scuole. A loro sono dedicati anche numerosi laboratori didattici, che nel resto dell’anno si svolgono all’interno del Mavs: da quello in cui si impara come fondere il metallo, a quelli dedicati alla ceramica, fino alle simulazioni di scavo. In una postazione nei pressi dell’area archeologica, poi, è stata anche ricostruita una fornace antica, che gli archeologi usano per fare delle prove di cottura che li aiutino a chiarire i dettagli delle tecniche antiche.